mercoledì 30 dicembre 2009

Stille Nacht 2009 e Père Noel: natalizie dal Belgio

E' un sacco che non scrivo nulla sul mio blog, è vero, ma in questi giorni sono finalmente arrivate le birre natalizie e mi è tornato il guizzo.

Avete mai sentito parlare di birre natalizie? No, non parlo non della Moretti con il baffone travestito da Babbo Natale o dell'Ainechen in bottiglia champagnotta da 0,75, tanto dentro c'è la stessa acqua per piatti... parlo di quelle vere, quelle preparate apposta per il periodo freddo, e quindi le vere "winter warming beer", come si suole dire. Normalmente sono birre con tenore alcolico elevato, quasi sempre dolci (accompagnano bene i dessert) e quasi sempre arricchite abbondantemente con le spezie più disparate, ad esempio anice stellato, pepe nero, cardamomo, zenzero e chi più ne ha, più ne metta.

Partiamo dalla mia preferita, la Père Noel della Brouwerij De Ranke. Io adoro questa birra, la ritengo un capolavoro, la bevo regolarmente (nel periodo in cui è presente) sia in bottiglia da 0,33 che alla spina, la trovo a Milano presso la Pazzeria di cui ho già parlato in un post precedente. E' una birra natalizia decisamente diversa dallo standard, e per questo mi piace particolarmente: ha un contenuto alcolico del "solo" 7% vol, ha un colore ambrato chiaro con schiuma chiara e compatta. Il profumo che sprigiona è tipico del birraio, si sentono nettamente l'erbaceo e l'agrumato dei luppoli utilizzati, la schiuma è bianca e compatta. Quando si assaggia è un vero splendore, mi sembra di assaporare il velluto, il corpo è volutamente beverino ma il finale secco, amaro, e non finisce mai. Assomiglia e non troppo vagamente a quello della sorella XX Bitter, anche perchè i luppoli utilizzati sono i medesimi. Spezie? Il birraio dichiara di utilizzare solo un po' di liquirizia.

Passiamo alla seconda birra. Quasi tutti gli intenditori la mettono al primo posto, e in effetti è una vera campionessa, io la metto al secondo posto solo per puro gusto personale. I gusti sono gusti.
Prodotta dai De Dolle Brouwers (che tradotto vuol dire Birrai Matti) la Stille Nacht è una delle loro più famose creazioni. Colore arancio carico tendente all'ambrato, opalescente, schiuma bianca. E' profumatissima, le note più evidenti sono il dolce, il caramello e uno speziato che ricorda il mosto d'uva. L'assaggio: è esplosiva, il malto caramellato riempie tutta la bocca ma subito viene bilanciato da un taglio amaro ed erbaceo che la rende molto beverina nonostante il tenore alcolico pari a 12% vol. Il corpo è veramente lungo, avvolgente: una birra da meditazione.
Ma questa descrizione ancora non rende: leggete che cosa ne pensa il mio caro amico Harvey sul suo blog: http://drunken-harvey.blogspot.com/2009/12/e-arrivata-la-stille-nacht.html

Vado ad assaggiare un paio di natalizie americane e vi faccio sapere...

lunedì 5 ottobre 2009

Maeght van Gottem: il cono di luppolo nel bicchiere.

Proprio oggi ho recuperato qualche bottiglia di birra molto interessante, e tra queste risalta senza dubbio la bottiglia di Maeght van Gottem, cioè "la vergine di Gottem", del microbirrificio belga Sint Canarus Huisbrouwerij. Che sia artigianale è senza dubbio, pure l'etichetta è scritta con il computer, in italiano. Segno che proprio l'etichetta non c'era e forse è una birra "illegale", almeno in Italia.
Così recita l'etichetta:

"Birra artigianale, non filtrata, non pastorizzata con Dry Hopping in bottiglia - Etichetta in costruzione - Ingredienti: Acqua, Malto d'orzo, luppolo, lievito e Fiore di luppolo in bottiglia".

Ma come fiore di luppolo in bottiglia? E' proprio così: seguendo la "moda" delle birre super luppolate, il birraio Piet Meirhaeghe inserisce in ogni bottiglia un cono di luppolo aromatico inglese, il Kent Golding. Il risultato? Versandola si nota subito questo cono di luppolo che fa splash nel bicchiere, e l'effetto è garantito. Non a tutti gradito, forse, ma comunque la sua scena la fa. Non sarà tutto merito del fiore fresco inserito nella bottiglia, ma la birra è decisamente amara e l'aroma di luppolo sempre ben presente, nonostante il buon equilibrio dato dal malto. E' molto torbida, opalescente, e sia nel naso che in bocca c'è un netto sentore di lievito. Il colore è quello di una blonde molta carica, un po' ambrata.
Sento un profumo (e anche un sapore) simile a quello delle caldarroste, ma nello stesso tempo una semplicità nella bevuta data da un citrico molto rinfrescante. E' molto saporita, e si lascia bere bene con il suo tenore alcolico pari a 6,5 %.

Dello stesso birrificio ho bevuto un paio di anni fa Willy Krieger: anche questa è una birra dove il luppolo la fa da padrone, bevuta al Delirium Café a Bruxelles la ricordo particolarmente secca. Il birraio sostiene che in effetti la Maeght van Gottem è proprio un'evoluzione della Willy Krieger...

Come si legge sul loro sito, il Sint Canarus Huisbrouwerij è uno dei più piccoli birrifici al mondo, ma è di qualità superiore. E noi lo terremo d'occhio...

giovedì 1 ottobre 2009

Dove bere buona birra artigianale a Milano? Parte 2

Come promesso, ecco altri locali dove bere buona birra artigianale a Milano.

Nella mia lista di luoghi "sacri" non può certo mancare il Birrificio Lambrate di via Adelchi 5: è il primo brewpub (quindi la birra viene prodotta nel birrificio e servita nel pud adiacente) nato a Milano, è un locale molto "easy" e alla mano, frequentato soprattutto da giovani e studenti dell'adiacente zona universitaria. Tavoloni di legno, luci un po' soffuse, servizio solo al balcone. I nomi delle birre rievocano Milano: io parto sempre con una dissetante Montestella, e poi la scelta può cadere sull'ampia gamma, quasi tutte spillate a caduta: Lambrate, Porpora, Sant'Ambreous e Ghisa sempre presenti, ma poi anche Brighella, Domm, Ligera, Urtiga, Bricola... Insomma la scelta è veramente ampia, e ognuno può trovare la birra che più gli piace.

Altro locale che non ci si può far mancare è l'Hop in viale Regina Margherita 4, proprio di fronte alla Rotonda della Besana: nasce da una costola del Birrificio Lambrate, e infatti sono presenti alcune delle loro birre (di norma spillate al carboazoto, quindi un po' diverse), in più si trovano altre birre artigianali italiane come ad esempio Birrificio Baladin, Birrificio Troll e Beba. Anche questo è un locale informale, perfetto per un aperitivo dopo gli impegni nel vicino Tribunale o una veloce pausa pranzo. Ottime birre, tutte alla spina e ben servite (solo a volte un po' fredde), buoni i prezzi per essere praticamente in centro a Milano.

Segnalo inoltre:
- il pub irlandese Mulligans in via Govone 28 per la migliore Guinness della città (la Guinness non è una birra artigianale, è vero, ma una pinta ben servita di questa ottima stout non si rifiuta mai!), ma anche per l'interessante selezione di birre artigianali belghe (le ultime che ho bevuto e che ricordo sono De Graal Blonde, Fantome e Abbaye des Rocs, ma vi consiglio di chiedere la lista aggiornata) oltre a qualche italiana.
- L'Isola della Birra, in via Medardo Rosso, zona Isola. Birre artigianali alla spina del Birrificio Lambrate e Baladin, altre a rotazione, oltre a una buona selezione delle più famose belghe.
- Il Woodstock in via Ludovico il Moro 3, per la sua infinita selezione di birre artigianali in bottiglia, soprattutto belghe. Provate a pranzo la succulenta costata texana con una Rulles Triple...
- L'Alchimisti Anonimi di Piazza Tripoli 7. Il locale è stato aperto da poco, sono presenti 6 spine ben assortite (Birrificio Italiano, Birrificio Baladin, Bi-Dù) e le birre vengono servite con cura.

Un ringraziamento particolare a Bilbo che mi ha aiutato a non dimenticare nessun locale... speriamo :-)

domenica 20 settembre 2009

Dove bere buona birra artigianale a Milano? Parte 1

Qualche frequentatore del mio blog, stuzzicato dai miei post e interessato ad assaggiare nuove birre, mi ha chiesto di scrivere dove bere buona birra artigianale a Milano. Ho quindi deciso di fare una veloce carrellata sui posti che necessariamente bisogna visitare, e magari anche sulle birre da assaggiare.
Al primo posto, senza dubbio, metto La Ratera in via Ratti 22: da Marco Rinaldi la birra è un vero culto, è sempre servita con la massima cura. Spillatura, temperatura e condizioni della birra sono sempre ai massimi livelli proprio
per l'estrema attenzione prestata nel servizio. Oltre a numerose birre in bottiglia, sono presenti 6 spine: le birre fisse sono la Tipopils (sempre strepitosa) e la Bibock del Birrificio Italiano, poi troviamo quasi sempre La Chouffe, una blanche (a volte la Blanche de Namur) e qualche altra birra interessante. Ieri sera ad esempio c'era la Montagnarde dell'Abbaye des Rocs, che con lo stinco di maialino al forno era veramente da delirio! Sì perchè qui si può mangiare pochi ma interessantissimi piatti preparati dalle sapienti mani di Salvatore Garofalo. Posso sinceramente dire che La Ratera è uno dei miei locali preferiti, e forse l'avete capito :-)
Al secondo posto metto il BQ in via Losanna 36. Devo dire la verità, l'aspetto del locale non mi fa impazzire, è abbastanza freddo e non particolarmente accogliente. Ma arrivando davanti al bancone si trovano ben 20 spine, tutte artigianali, più una a pompa: molte sono le migliori produzioni italiane (pensate a Birrificio Italiano, Birrificio del Borgo, Toccalmatto e lo stesso Baüscia), completano la lista le belghe (ci sono quasi sempre ottimi lambic come Cantillon e Girardin, oltre alle più classiche di Brasserie Dupont, De Dolle, Verhaeghe e Abbaye des Rocs) e le americane (Flying Dog, Sierra Nevada e Anchor). Buoni i prezzi e il servizio, molto interessante la degustazione di 3 birra da 10 cl a 4 Euro. Deliziosi i panini preparati con prodotti molto ricercati.
Terzo posto: la PaZZeria in Piazza Bande Nere angolo Caterina da Forlì. Il locale è aperto da pochi mesi (n.d.r. rettifico: il locale è aperto da qualche anno, ma da non molto tempo sta servendo artigianale, come confermatomi direttamente dai gestori...), e si sta imponendo per il vasto assortimento di birre artigianali, sia alla spina che in bottiglia. Alla spina sono disponibile 15 birre, più una a pompa: possiamo incontrare alcune birre un po' commerciali (intendo ad esempio le varie Belhaven), ma al loro fianco ci sono perle autentiche come la Chouffe Houblon (in realtà ci sono anche La Chouffe la Mc Chouffe e tra poco la natalizia N'Ice Chouffe) o la Rebelde e la Wabi del Birrificio Orso Verde. Il locale è veramente accogliente e i proprietari molto simpatici e alla mano, l'aria che si respira è quella del locale "di casa". Poi è anche vicino a casa mia, cosa chiedere di più?
A presto per la seconda parte...

lunedì 7 settembre 2009

Brasserie Dupont: quella della Saison!


Quando qualcuno mi chiede quale sia la mia birra preferita, rispondo sempre che non ce n'è una sola in quanto esistono talmente tanti stili che alcune birre non sono paragonabili tra loro. In realtà ho una mia lista di "birre preferite", e sicuramente tra queste c'è la Saison Dupont, della Brasserie Dupont.
Ho visitato il birrificio a maggio, in una tipica giornata belga: pioggerellina. Si trova a Tourpes, in una zona rurale dell'Hainaut centrale, e qui producono birra in maniera continuativa dal 1844. Sono specializzati in birre ad alta fermentazione rifermentate in bottiglia, e la loro prima birra è stata proprio la Saison Dupont. Originariamente, la Saison veniva prodotta d'inverno per il consumo estivo, e per la conservazione venivano utilizzati due stratagemmi: un contenuto alcolico un po' più alto rispetto alla birra base ma comunque non eccessivo (visto che la birra doveva dissetare durante il lavoro estivo nei campi) e una quantità di luppolo più generosa (il luppolo, oltre ad essere amaricante, è un potente conservante in quanto possiede proprietà antibatteriche).
Perchè mi piace tanto la Saison Dupont? Perchè è una birra che si beve senza tante storie, è secca e dal deciso aroma di luppolo, è molto dissetante e non particolarmente impegnativa con i sui 6,5 gradi alcolici. E' incredibile come è facile abbinarla al cibo, l'ho provata su vari formaggi - qui si sa che non si sbaglia - ma anche sul pesce un po' saporito, su carni non particolarmente succulente (ecco magari non su un arrosto) e sulle paste. E' quella birra che non può mancarti in casa, mai.
Durante la nostra visita al birrificio, siamo stati presso il loro locale "Les Caves Dupont" dove abbiamo bevuto la Saison alla spina (al ridicolo prezzo di 1,20 € al bicchiere da 0,2l) e praticamente quasi tutte le birre delle loro produzione. Tra le migliori ricordo la Biolégère (una Saison dal contenuto alcolico più basso), la Moinette Blone (sia in versione "normale" che "bio"), la Bière au Miel (dal caratteristico aroma di miele, anche questa in versione "bio) e la stupenda "Avec les Bon Veux" (la natalizia nata come riserva speciale per i migliori clienti del birrificio).
La Brasserie Dupont produce anche formaggi affinati alla birra e pane artigianale. Direi che per la merenda c'è tutto!

sabato 8 agosto 2009

BrewDog Brewery Hardcore IPA: la double IPA che viene dalla Scozia.


Qualche giorno fa mi sono trovato dalle parti del famoso beershop Atuttabirra a Milano, e non ho resistito più di un secondo. Sono entrato in cerca di qualche nuova birra da assaggiare, o qualche perla da riprovare. Sono stato dentro non più di 10 minuti, e sono uscito con 4 bottiglie e uno sc
ontrino fuoriuscito dopo una non indifferente strisciata della mia carta di credito :-)
Appena arrivato a casa, ho subito posto a refrigerare le birre da provare. Quella che certamente ha lasciato il segno nella mia mente è stata la Hardcore IPA della BrewDog Brewery.
La BrewDog Brewery è un emergente microbirrificio scozzese nato agli inizi del 2007 a Fraserburg nell’Aberdeenshire, e ha già conquistato molti appassionati britannici e statunitensi. Ora sta iniziando a farsi conoscere anche in Italia.
Stappo la bottiglia e verso in un bicchiere appropriato alla degustazione (ho finalmente recuperato i miei TeKu): il colore è arancio carico, la schiuma bianchissima, fina e abbastanza persistente. Al naso colpisce per gli intensi profumi di luppoli,
ce ne sono ben 4 (Simcoe, Chinook, Amarillo e Warrior).
Quando l'ho assaggiata mi aspettavo quindi un certo squilibrio (tipico e ricercato in queste tipologie di birra) verso l'amaro, ma mi sono dovuto ricredere: l'ottima malto usato (Marris Otter Extra Pale Malt) dona equilibrio e corpo notevoli (e pure un tenore alcolico pari al 9%), anche se poi le notevolissime 150 unità di amaro danno un taglio secco molto netto al finale.
"Hopped to hell, then dry-hopped to hell too": così scrivono sul loro sito di questa ottima birra, premiata nel 2008 con il "Drink Business Award" e considerata come la più amara del Regno Unito.
Dello stesso birrificio segnalo altre ottime birre: The Physics e Trashy Blonde

venerdì 10 luglio 2009

Mezze maniche al salmone fresco e Duvel

Ogni tanto mi diletto a cucinare. L'altro giorno avevo in casa un bel trancio di salmone fresco, ma avevo voglia anche di pasta. E' partito l'embolo: ho pulito bene bene il salmone e l'ho tagliato a cubetti. In una padella antiaderente ho messo un filo di olio extra vergine di oliva Canino DOP e uno scalogno tagliato finemente. L'ho fatto soffriggere leggermente senza farlo bruciare e poi ho aggiunto il salmone, girando di tanto in tanto. L'ho lasciato cuocere così un paio di minuti.
A questo punto ho tirato fuori l'ingrediente X: una Duvel fresca di frigo. Ho alzato la fiamma e ho dato al salmone una bella spruzzatina di questa birra, facendo attenzione a non esagerare: questa Belgian Strong Golden Ale prodotta dalla Moortgat è decisamente luppolata e amara, quindi se si abbonda il piatto risulterà decisamente amarognolo e poco piacevole.
Appena si è ristretto un po' il sughetto, ho aggiunto 3 pomodorini tagliati a pezzetti, tanto per dare un po' di colore e un minimo di acidità al piatto.
A parte ho cotto i miei 100 grammi di mezze maniche in abbondante acqua salata, rigorosamente pasta Garofalo, tra le mie preferite. Una volta raggiunta la cottura al dente, l'ho scolata e l'ho unita al pesce, spadellando abbondantemente in maniera da far insaporire bene la pasta.
Ho poi impiattato aggiungendo un po' di prezzemolo fresco, e ho versato la Duvel rimanente.
Che dire: a me è piaciuto molto e l'abbinamento con la Duvel è azzeccato. Forse andrebbe meglio una birra un po' meno alcolica, ma anche così il risultato è stato certamente appagante.
Alla prossima ricetta!

martedì 7 luglio 2009

Amore o odio: Flying Dog Gonzo Imperial Porter


La prima volta che l'ho bevuta è stato qualche anno fa ad una fiera sulla birra artigianale a Milano. Harvey mi aveva detto che dovevo assaggiarla perchè era una birra veramente speciale, una birra "estrema" per le sensazioni forti che fa provare, e per questo da amore o odio. Già annusandola ho capito che non l'avrei mai odiata, e appena l'ho assaggiata è stato proprio amore totale a prima vista, di quelli folgoranti: da quel giorno non è mai mancata nella mia scorta personale.
Versandola nel bicchiere si nota subito il suo carattere: è molto scura, quasi nera, impenetrabile, con riflessi testa di moro, la schiuma è beige, all'inizio compatta per poi dissolversi velocemente.
Mentre la versi inizi subito a sentire i suoi aromi complessi, ma quando porti il bicchiere al naso è una vera esplosione: tostature intense, caffé, cacao, molto malto. Ma anche una freschezza incredibile donata dall'abbondantissima presenza di luppolo Cascade, non c'è solo questa varietà ma lo stesso produttore dichiara: "dry hopped with a shit load of Cascade hops". Poi arriva l'assaggio e... ed è vero quello che il birraio dichiara sul sito: questa birra "vi darà un calcio nel sedere se non ne dimostrerete l'opportuno rispetto".
Malto e caffé tostati, cacao, anche un po' di liquirizia, 8,7 gradi alcolici e un sapore che ti resta in bocca per un bel po'. Un vero pugno di sapori e aromi, ma sferrato con un guanto di velluto, sì perchè la sapiente luppolatura rende tutto comunque molto morbido e piacevole... per me che la amo follemente :-)
Questa stupenda birra viene prodotta dalla Flying Dog Brewery dal 2005, e nel 2008 è stata premiata come miglior birra al World Beer Cup nella categoria American-Style Imperial Stout.
Se volete un consiglio sull'abbinamento perfetto date retta ad Harvey: "La Gonzo l'abbinerei con un'altra Gonzo".

venerdì 3 luglio 2009

Un locale fuori dal tempo...


Il mio amico Kuaska definisce queste situazioni "In the middle of nowhere". E in effetti trovarsi una domenica in un micropaese composto da una manciata di case, una chiesa e una birreria, nelle verdi campagne intorno a Bruxelles, ecco... in effetti ci si sente un po' nel mezzo del nulla. Ma a volte nel nulla si trovano cose speciali, come a Eizeringen, dove c'è "In de Verzekering tegen de Grote Dorst". La traduzione letterale è "l'assicurazione contro la grande sete", ed è un piccolo bar definito da Tim Webb "il bar che ha a disposizione la migliore gamma di birre lambic del pianeta": non mi pare poco. Il locale è aperto, pensate un po', solo la domenica dalle 10 alle 13.30, e nei giorni in cui vengono celebrati i funerali nell'adiacente chiesa di Santa Orsola. Il locale è un piccolo e tradizionale pub del Payottenland, e i fratelli Kurt e Yves hanno mantenuto l'aspetto originale del locale lasciato nel Natale del '99 dall'ormai 85enne Marguerite, dopo 51 anni di servizio. In questa regione si produce da innumerevoli decenni il lambic, una birra di frumento a fermentazione spontanea, e qui durante la nostra visita nel settembre del 2007 abbiamo trovato veramente tutto quello che cercavamo...
Abbiamo iniziato con una bicchiere di Girardin Oude Lambik, e appena terminato abbiamo chiesto un bicchiere di Girardin Kriekenlambik. Uno meglio dell'altro. Ma eravamo lì per festeggiare Bilbo e abbiamo chiesto una vera rarità: due bottiglie di Eylenbosch Gueuze del 1987. Una birra di 20 anni, di un birrificio ormai chiuso da parecchi anni. Incredibilmente ben conservata e assolutamente godibile, ci ha fatto vivere sensazioni uniche, perchè stavamo bevendo una birra che si beve una volta nella vita.
Non mi permetto di farne una descrizione, anche perchè in quel momento ho pensato solo a gustarmela totalmente, senza pensare a segnare note tecniche. Me la volevo solo vivere, fino all'ultima goccia. Un'emozione tenere in mano il tappo e sentirne l'aroma, un'emozione portare alla bocca la prima sorsata.
Prima o poi ci ritorno a Eizeringen, la domenica. E se qualcuno vuole seguirmi, sarà il benvenuto.

martedì 30 giugno 2009

De Ranke XX Bitter


Lo ammetto, preferisco di gran lunga le birre amare a quelle dolci, non c'è dubbio. Quelle che per la loro secchezza sono sicuramente più beverine rispetto a quelle in cui il mieloso dato dal malto la fa da padrone. E quindi la scelta di spendere qualche parola sulla XX Bitter della Brouwerij De Ranke non è un fatto casuale.
Il nome dato a questa fantastica creazione la dice lunga: in effetti la XX Bitter è considerata la birra più amara del Belgio, oltre che una delle migliori. Nino Bacelle e Guido Devos, i birrai che hanno iniziato a produrre le loro birre per hobby solo il venerdì e il sabato nel loro impianto posto praticamente in un garage, utilizzano malti pilsner e varie varietà di luppoli tedeschi Brewer Gold e Hallertau in fiore in quantità veramente generose.

Il risultato è una birra unica: colore dorato molto carico tendente
all'ambrato, opalescente, la schiuma è fine e bianca, persistente. Al naso si sente un'esplosione di aromi erbacei, il luppolo prevarica decisamente sul dolce del malto, si avvertono delle note
citriche e la presenza caratteristica dei lieviti Brettanomyces ci fanno ricordare la trappista Orval.
In bocca vengono confermate le aspettative date dal naso. La sensazione gustativa è veramente forte, e ciò rende la XX Bitter una di quelle birre che si ama o si odia proprio per il voluto sbilanciamento verso l'amaro. Il Luppolo, l'erba appena tagliata, ma ancora un freschissimo citrico e il "goût d'Orval" rendono questa birra veramente molto dissetante, nonostante il corpo non certo esile, la persistenza dell'amaro e un contenuto alcolico pari a 6,2%.

Segnalo che proprio in questi giorni è possibile assaggiare questa perla delle Fiandre alla spina (in bottiglia si trova praticamente sempre) presso la Birreria La Ratera a Milano. Non fatevela sfuggire!

giovedì 25 giugno 2009

Una birra per l'estate

Cosa c'è di meglio di una buona birra, fresca ma senza esagerare, quando il caldo e l'afa assediano la città? E se questa birra, oltre ad essere dissetante, non è la solita acqua dei piatti da supermercato?

La Taras Boulba allora fa al caso nostro. E' una delle birre più famose della Brasserie de la Senne, microbirrificio artigianale belga situato nei dintorni di Bruxelles. Appartiene allo stile delle
Belgian Blond, e ancora più possiamo definirla una Extra Hoppy Ale, quindi una birra ad alta fermentazione con una forte caratterizzazione di luppolo amaricante e aromatico.

E' un piacere versarla in un baloon non troppo aperto, mai gelata di frigo.
Ha una schiuma bianca molto fine e compatta, un colore giallo carico decisamente opalescente per l'abbondante lievito in sospensione.
La gradazione bassina (4,5%) potrebbe ingannare ma non va sottovalutata per nulla: il profumo è intenso, complesso di lieviti e ricco di aromi di luppolo, agrumato. In bocca il corpo medio e la notevole secchezza rendono la Taras Boulba molto beverina, dissetante ma molto appagante.

Dello stesso microbirrificio sono certamente da degustare anche la Zinnebir, la Stouterik e, nel periodo invernale, la Equinox.

mercoledì 24 giugno 2009

Great Divide Titan IPA


L'altra sera volevo risvegliare i miei sensi dopo una lunga giornata di lavoro. Ho dato uno sguardo nella mia dispensa e ho trovato la mia ultima Titan Ipa della Great Divide Brewery, nascosta in fondo: l'ho messa in frigo e ho atteso che raggiungesse la corretta temperatura. Great Divide è un birrificio artigianale di Denver in Colorado nato nel 1994, conosciuto oltre che per la Titan IPA anche per le ottime Yeti Imperial Stout, Hercules Double IPA e Hibernation Ale.

Una vera esplosione di profumi e sapori: bellissimo colore arancio carico, schiuma bianca e persistente, profumo caratterizzato dall'aggressiva presenza di luppoli americani (Cascade) e quindi sentori agrumati e "pinosi", dolcezza del malto ben bilanciata dall'amaro del luppolo. I 65 IBU (unità d'amaro) non spaventano, al contrario è molto bilanciata e beverina, nonostante il contenuto alcolico pari a 6,8 %.

Un ottimo esempio di IPA americana (ha ricevuto parecchi riconoscimenti, tra cui il Best of The Rockies nel 2007 al US Beer Tasting Championship), e anche dando un occhio al giudizio su Ratebeer non si sbaglia a sceglierla per un tranquillo tramonto in città...

Benvenuto Voppe Beer Blog

Un guizzo. Una sensazione. Un po' come un acquisto d'impulso. Ed ecco che apro questo blog, dove tutti i cinque sensi vengono stimolati.

Sì proprio tutti e 5.
Quando assaggio o meglio bevo una birra, questa mi deve dare piacere. Alla vista è il bicchiere, il colore della birra, la sua schiuma che mi colpiscono. Il gusto: bhè ça va sans dire: se una birra non ha un buon sapore, perché berla? L'olfatto percepisce circa il 70% degli aromi, e quindi è ancora più "ça va sans dire" rispetto al gusto... Ti sei mai chiesto perchè non senti i sapori, se hai il naso chiuso? Al tatto il bicchiere fresco, d'estate, ma quanto mi piace... E quel rumore "dissetante", quando versi con maestria una birra nel suo bicchiere?

Ok. Credo che si capisca quale sia l'obiettivo di questo blog. Dare piacere con la birra, attraverso le mie esperienze... senza mai esagerare.
 

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