giovedì 30 dicembre 2010

Hipster - VoppeBeer e la Tasting Room by Bad Attitude


Anche VoppeBeer, insieme ad altri "colleghi" appassionati, ha aderito con piacere all'interessante iniziatiza del birrificio ticinese Bad Attitude, denominata Tasting Room. Ed ecco che 2 giorni fa arriva un bel pacco contenente i campioni da assaggiare, in una confezione molto carina, come si può vedere dalla foto. Le birre hanno un po' subito il viaggio e sono decisamente torbide, un buon riposo in frigorifero è assolutamente necessario.
Ma l'interesse è tanto e stasera parte il primo assaggio, con una delle due bottiglie di Hipster. Viene definita una "Organic Pilsner Wine", è la prima birra biologica di questo birrificio. Etichetta molto carina, forse non leggibilissima, sicuramente non anonima: si vede che è una Bad Attidute! Verso con attenzione la birra nel bicchiere, molto limpida la prima parte, poi arriva un po' di "fondazza", poco male. Schiuma bianca, candida, non abbondante, bollicine piccole. Il colore è un dorato bello carico, l'utilizzo di malto Maris Otter al posto del Pilsner (visto che parliamo, comunque, di una pilsner), suona un po' "Bad", ma stiamo al gioco. Poi il Maris Otter mi piace tanto :)


Annuso. Riannuso... mmhh al primo impatto sento un aroma solforoso, abbastanza evidente, insieme ad un bel aroma di luppolo erbaceo. Lascio riposare un po' la birra, forse doveva stare ancora qualche giorno in frigorifero... bhè ho la seconda bottiglia da provare alla fine delle feste. In effetti dopo il riposino l'off-flavor si attenua moltissimo, anche se un minimo resta. Però al naso ora la Hipster è godibile: non ricorda molto una pilsner, anche perché l'alcool è evidente già al naso.
Assaggio. In bocca è più pilsner, decisamente, ma molto "robust": è una birra secca, scivola abbastanza velocemente in bocca grazie ad un corpo abbastanza lieve, e lascia in bocca una decisa secchezza. L'alcool è un po' troppo in evidenza, a mio avviso.
Ed eccomi alla mia conclusione. Lo stile è provocatorio, e quindi mi aspettavo una birra sui generis. A parte il difetto olfattivo iniziale, e l'alcool un po' troppo in evidenza, a mio avviso la Hipster è una birra interessante, su cui lavorare sicuramente. Non ho catturato la presenza del coriandolo, e sinceramente ne sono contento, comunque se volevate "rendere unica la sensazione gustativa di questa birra", ce l'avete fatta.
Ora aspetto il giudizio degli altri गुरू

lunedì 22 novembre 2010

Birre Natalizie italiane, che passione!

L'Hemlock del Birrificio San Paolo
Novembre, noi appassionati di birra, l'aspettiamo con ansia. Sì perché in questo periodo compaiono le prime birre natalizie della stagione. Siamo in attesa di conoscere come saranno la nuova Stille Nacht o la nuova Anchor Christmas, ma sempre più cresce l'interesse e la suspence per le nuove birre natalizie italiane.
E quale migliore appuntamento se non la mitica degustazione "Venite Adoremus" del 15 novembre in Pazzeria, a Milano?
Serata impegnativa, sono state degustate 5 natalizie italiane... Partenza soft, per fortuna, con la Stella del Birrificio Jeb di Trivero (Bi): Chiara, la birraia, non ama le birre forti e ha deciso di tenere questa linea di condotta anche per le sue natalizie (sì perché oltre alla Stella che ho provato, c'è anche la Cometa...). Sempre in linea con i gusti della birraia, grande e sapiente utilizzo delle spezie, in questo caso zenzero e vaniglia. La birra è piacevole, direi quasi beverina, un po' dolcina, stupisce per la pulizia: l'acqua leggerissima di fonte dà un grande contributo.
Passiamo poi a una delle mie preferite: la Hemlock del Birrificio San Paolo. Non ve la descrivo perché potete vedere nella foto quanto è bella, però vi posso dire che è leggermente aromatizzata con il coriandolo e il chinotto di Savona (utilizzato anche per la ormai mitica Ipè). Quest'ultimo, unito ad una decisa luppolatura, rende la birra molto equilibrata, ma molto più secca rispetto alle tipiche natalizie. Per questo mi piace tantissimo.
Arriva la terza: la Natale 2010 del Birrificio L'Orso Verde. Come sempre dice Cesare, ogni anno la sua natalizia è differente dalla precedente, perché viene fatta "con quello che resta". Mi piace molto questo approccio, perché anche se Cesare la vuol far apparire quasi casuale, ogni volta colpisce nel segno: quest'anno la Natale 2010 è senza spezie e per renderla particolare è stato utilizzato il miele di melata.
Babbo Bastardo Birrificio Geco, foto Carlo Nardi
Arriva ora la Babbo Bastardo, presentata dal Birrificio Geco: già l'anno scorso era fantastica, quest'anno è stata ulteriormente affinata e resa ancora più ammicchevole: color ambrato scarico, dai riflessi aranciati, schiuma bianca e pannosa, la base di questa birra è una triple belga che viene poi aromatizzata con pepe rosa e ginepro. Difficile resisterle, ma attenzione perché non perdona...
E chiudiamo in bellezza, con la Noel du Sanglier del Birrificio Toccalmatto. Un altro capolavoro dei "ragazzacci di Fidenza", scura quasi impenetrabile, la schiuma è beige, cremosa e fine. Poi in bocca malto malto e ancora malto, ben rifinito dagli aromi del lievito belga. Complessa nella sua semplicità, visto che di spezie, anche qui, non se ne parla... Quest'anno, la Noel du Sanglier, mi ha convinto... eccome!

Insomma, una più buona dell'altra. Ora rimaniamo in attesa di assaggiare le altre...

martedì 19 ottobre 2010

VBT: Den Toogoloog, Middelkerke.

3 Fonteinen
Dopo 5 giorni passati in solitudine tra la Vallonia e le Fiandre, mi dirigo di buona mattina all'aeroporto di Charleroi. Non puntuale come di consueto, arriva il 737 di Ryanair con a bordo l'amico Aldo, con il quale continuerò il mio tour. Eccolo, arriva! Carico la valigia in macchina e subito partiamo, in direzione Nordovest. Dopo pochi chilometri di autostrada facciamo la prima tappa: Aldo va purificato. Quale migliore "location" se non 3 Fonteinen? Così assaggiamo lambic, kriek e faro, stupendi come sempre...
Ripartiamo subito, sul ring di Bruxelles scende qualche goccia di pioggia. Strano, qui in Belgio non piove mai :-)
Continuiamo il viaggio, e per ora di pranzo siamo a Brugge, ma di questa tappa, forse, racconterò un'altra volta. Nel pomeriggio ripartiamo in direzione Ostenda, e dopo un po' di chilometri arriviamo alla nostra meta: Middelkerke. Non che sia un bel paese, ricorda un po' le nostre Rimini o Riccione, solo che qui le piadine non ci sono. In compenso qui c'è lo stupendo Den Toogoloog
Den Toogoloog
Devo la scoperta agli amici blogger Bianca e Thierry, infatti leggendo il loro articolo  su Goddelijke Drank (bevanda divina, la traduzione dal fiammingo) sono rimasto molto incuriosito da questo locale al tal punto di renderlo una tappa fissa del mio tour. Avevo addirittura prenotato la cena (una fantastica grigliata), direttamente via web, una decina di giorni prima di partire. Era una vecchia macelleria, ed ora è stato trasformato in un bel locale dove si miscelano tradizione e modernità. Partiamo subito con una Rédor Pils della Brasserie Dupont, così per calmare la sete e ingannare l'attesa: buona, secca e dissetante, saporita ma facile da bere. Ecco perché al La Forge, a Tourpes, ogni avventore ne ha sempre due bicchieri a testa sul tavolo: non deve mai finire...
Tuverbol
Ci chiamano per la grigliata e andiamo a servirci, è una specie di buffet. E subito chiediamo anche una Belgoo Luppo e una Smiske Blond. Continua il buffet e arriva anche una Alvinne Extra Restyle. Che serata... ma non finisce qui: la gentile proprietaria del locale mi si avvicina, colloquiamo riguardo le birre che abbiamo scelto e bevuto. Poi mi chiede "se può offrirmi una birra molto speciale": accetto di buon grado, ovviamente! Poco dopo si presenta con una 0,375 di Tuvelbol 2007, uno stupendo blend di Loterbol Blonde e di Lambic 3 Fonteinen da 10,5° alcolici... Una birra veramente interessante, complessa e nello stesso tempo piacevolmente beverina, veramente speciale. Talmente speciale che conservo l'etichetta nel portafoglio!
Dopo questa esperienza, non si poteva che chiudere in bellezza. Mi faccio portare l'ultima bomba: una 0,375 di Avec les Bon Veux della Brasserie Dupont, un classicone, è vero, ma di quelli che non stancano mai. E poi il conto, assolutamente onesto.
Una bellissima serata, grazie ad Aldo per la sua compagnia, e grazie ad un locale che non ci si può far sfuggire, assolutamente!

Kerkstraat 7              
8430 Middelkerke
+32.059315313
info@dentoogoloog.be


giovedì 14 ottobre 2010

Birra artigianale al Sud: VoppeBeer su Italiasquisita.net

Venerdì 8 ottobre 2010 è apparso su Italiasquisita.net un articolo di Nicola Sprelli riguardante la birra artigianale nel Sud Italia. Ormai da qualche anno le eccellenze della produzione di birra artigianale non si trovano soltanto nelle regioni del Nord e del Centro, al contrario anche il Sud si sta dimostrando molto attivo e la conferma è appunto la comparsa di nuovi e interessanti birrifici.

Nicola mi ha contattato per avere qualche consiglio sulle migliori birre del nostro Mezzogiorno, ecco l'articolo:


Ringrazio Nicola per aver chiesto la consulenza a Voppebeer e... a presto!

lunedì 27 settembre 2010

VBT solista in Belgio: Brouwerij De Ranke

La giornata più bella del mio tour è nata quasi per caso. Il giorno precedente ero stato a Wevelgem, paese nel quale c'è la "sede legale" della Brouwerij De Ranke: in effetti nel paese c'è una specie di ufficio (che ho trovato chiuso, of course), e un locale considerato "quello di De Ranke", il Leeuweke (145 Gullegemstraat). Qui ho bevuto un'interessante Wevelgemse Triplel, prodotta unicamente per questo locale, e, a seguire, una sempre perfetta XX Bitter. Ero un po' dispiaciuto perché avrei voluto vedere il birrificio...
Decido di spostarmi verso sud e, consultando la guida Good Beer Guide Belgium, noto che, in realtà, il birrificio è a Dottignies, uno dei primi paesi appena passato il "confine" con la Vallonia. Decido, quindi, di andare subito verso il paesino che dà il nome a due birre di De Ranke, la Noir de Dottignies e la nuovissima Saison de Dottignies.
Non solo ho trovato il birrificio, ma era pure aperto! Entro e chiedo se posso dare un occhio e fare qualche foto. Un ragazzo gentilissimo mi fa entrare, mettendomi a mio agio. Poi chiama il padre. Ed ecco che arriva Nino Bacelle il quale mi informa che stanno brassando la prima cotta di Père Noel destinata agli USA. Mi fa accomodare e mi fa scegliere una birra dal generoso frigorifero: scelgo una Saison de Dottignies, che non avevo mai assaggiato. E' molto buona, è particolamente consistente il profumo e il sapore dei luppoli, ricorda molto la XX Bitter ma è chiaramente molto più rotonda ed equilibrata.
Mentre degusto suona una sveglia. "Seguimi" mi dice Nino, "è ora di aggiungere il luppolo! Fa' le foto!" e scarica due sacchi di luppolo in fiore nel mosto in ebollizione... Poi giù lo zucchero caramellato, e una piccola quantità di liquirizia, unica spezia che Nino concede... Che magia vedere quest'uomo che con tanta semplicità sta producendo la mia birra natalizia preferita!
Torniamo al frigo ed è l'ora di una XX Bitter, e poi giro completo del birrificio, con assaggio della Kriek De Ranke direttamente dal tino di maturazione!
Prova questo e prova l'altro, ho passato in rassegna tutta la produzione. Ed è l'ora di assaggiare anche il mosto della Père Noel: dolce mieloso e amaro erbaceo convivono in questa pre-birra, non vedo l'ora di degustarla appena pronta!
Guardo l'orologio: sono passate 5 ore da quando ho messo piede nel birrificio, ed il tempo è volato via. Le 5 ore più belle di tutto il viaggio; questa esperienza vale da sola i 3122 Km che ho percorso e rimarrà sempre nei miei ricordi.
E ora finisco la Guldenberg che mi sono stappato: grazie Nino, grazie Brouwerij De Ranke!

martedì 14 settembre 2010

VBT solista in Belgio: Brasserie Artisanale de Rulles

Il primo obiettivo del mio viaggio "Voppe Beer Travel solista in Belgio" è stato la Brasserie Artisanale de Rulles. Partenza da Milano alle ore 4 del mattino, direzione Como e frontiera con la Svizzera. Passato il tunnel del San Gottardo mi fermo a fare colazione e "sosta tecnica": ecco non fermatevi mai al primo "autogrill" passato il tunnel, i prezzi sono allucinanti sia per la colazione che per il rifornimento di carburante.
Proseguo per la Francia e piano piano arriva il Principato di Lussemburgo. In un attimo varco il confine e sono in Belgio... sono le 11 del sabato mattino, e faccio a tempo a passare da Rulles, visto che chiude alle 12.
Mi accoglie Grégory che subito mi porta a visitare il "nuovo" impianto: il vecchio permetteva una produzione di 1000 hl/anno, con questo invece si arriva a 2000 hl/anno ed è in funzione da ormai 6 anni. Mi mostra ogni particolare e mi porta a visitare la
camera calda con tutte le bottiglie e i fusti in maturazione, e la camera fredda, dove la Rulles Cuvée Meilleur Voeux sta fermentando prima di essere preparata per il viaggio negli USA. Le prime cotte di natalizie sono destinate oltreoceano per i tempi di trasporto più lunghi.
Compro qualche bottiglia, tra cui La Grande 10, birra che celebra i 10 anni del birrifico e mi faccio consigliare un posticino dove pranzare. Seguo il consiglio e mi dirigo nel vicino centro di Etalle, piccolo paese rurale. Nella piazza della chiesa c'è "Le Relais d'Estalle": è un piccolo locale di paese, ma c'è un menù che spazia dallo snack alla portata consistente, soprattutto c'è un'ottima Rulles Blonde alla spina!
Un patè campagnolo e una omelette au lard accompagnano le prime birre del tour, come inizio non è malaccio...

venerdì 6 agosto 2010

Back to Belgium

Oggi è il mio ultimo giorno lavorativo prima delle ferie estive. E stanotte parto in direzione Nord: torno in Belgio, dopo un'assenza di 15 mesi. Sarò solo con la mia auto, e tutta la voglia di visitare nuovi posti e assaggiare nuove birre e deliziosi piatti.
Mi concentrerò sulle Fiandre, che meno conosco, ma per spezzare un po' il viaggio domani mi fermerò nella regione vallona del Lussemburgo, all'estremo sul del Belgio.
Spero di riuscire ad avere connettività web, voglio tenere un diario di bordo e spero di farlo quotidianamente.
A presto...

martedì 20 aprile 2010

Left Hand Brewing Company - Warrior IPA 2009


E' parecchio che non scrivo, è stato un periodo impegnativo e non ho avuto molto tempo per il mio blog. Sabato ho fatto un giretto da Atuttabirra con Harvey, e una bottiglia ha attirato la mia attenzione. Tra le poche americane ho subito notato una bottigliona da 0,66 di cui molte volte avevo letto sui vari siti del settore, ma mai avevo visto, né tantomeno ne avevo assaggiato il delizioso contenuto: una Warrior IPA della Left Hand Brewing Company. Subito l'ho presa assieme a poche altre bottiglie... un piccolo ma prezioso bottino. Stasera ho un pochino di tranquillità e la apro. Come sarà?
Formato "strano" lo 0.66, almeno per le birre artigianali. Per gli yankee equivale a 6 oncie fluide. Sull'etichetta manca la gradazione.
Apro e verso piano nella pinta (un po' english ma vabbè): il colore fa venire sete, è un arancio con riflessi ramati, la birra è decisamente limpida (microfiltrata), la schiuma è fine e persistente, color beige chiaro.
Prima di annusarla solo due parole: questa birra viene prodotta una sola volta l'anno in quanto viene utilizzato solamente luppolo fresco, raccolto al massimo il giorno prima. La tecnica si chiama "wet hopping" e conferisce alla birra una aroma di luppolo non particolarmente intenso, ma molto caratteristico, fresco. In questo caso di utilizza luppolo di varietà Warrior (ma guarda te...) per l'amaro, e Golding per il dry hopping.
In effetti annusandola si sente subito un fantastico profumo di luppolo, erbaceo e un po' pepato. E un dolce mieloso e caramelloso.
Finalmente l'assaggio. Buona, buona... colpisce per l'amaro, pensavo fosse più netto l'aroma del luppolo, ma invece è "mild", mentre è veramente abbondante l'amaro, però ben bilanciato dal malto, effettivamente caramelloso. Assaggio e riassaggio. Sento un filo di metallico. Più si scalda e più è tosto l'amaro, leggo qua e là che siamo a 60 IBU e quindi la Warrior non scherza. Siamo quasi a fine bottiglia, le gambe mi chiedono di cercare sul web il grado alcolico. Scopro che non è fortissima ma comunque il contenuto alcolico è pari al 6,6%.
Ora la mente è più libera e le dita scivolano molto veloci sulla tastiera, la birra è sempre più calda e sempre più amara.
Dello stesso birrificio ricordo l'ottima Black Jack Porter e la pericolosissima Imperial Stout.
Ne manca ancora un dito. La bevo piano piano perchè non vorrei finisse. Strizzo il bichiere. 9 euro spesi bene.

sabato 13 febbraio 2010

Birrificio Geco: Lamù ma quanto sei buona?

Ultimamente bevo spesso le birre del Birrificio Geco presso la Pazzeria. Mi piacciono perché sono gradevoli, beverine, mai impegnative, insomma sono birre che si lasciano bere senza troppe storie. Non le ho mai trovate fuori posto (né acide né tanto meno infette) e nel panorama della birra artigianale devo dire che questo è già un gran pregio.
Questo lunedì è stata presentata la Lamù, i giovani birrai la ritengono una birra per la stagione invernale. Io la trovo veramente interessante, a tal punto che oggi sono andato a comprare qualche bottiglia e ora sono già qui a berla e a scriverne un post.
La stappo e la verso nel teku, così me la analizzo bene bene. La schiuma è bianca, fine, non particolarmente persistente (non è che qualcuno mi ha messo il bicchiere in lavastoviglie? Il brillantante è deleterio per la tenuta della schiuma!). Il colore mi piace un sacco: è un arancio carico, mi ricorda un whisky o un cognac, anche se questo è un po' più scuro. E' lievemente velata. Mi viene voglia di berla da tanto è bella, ma devo prima buttare il naso nel bicchiere. Malto, un vero muro di caramello che mi sale nelle narici. Ma non solo, perché il dolce è accompagnato da note molto decise di frutta sotto spirito, ciliege ma anche pera. Mi immagino una birra molto dolce, ma ecco che arriva anche un pungente aroma erbaceo... evvai, qui di luppolo ne hanno messo parecchio!
Ok, l'assaggio perché non ce la faccio più: inizia dolce, sembra proprio caramello. Un tuffo nel passato, un "sapore della memoria": ricordo quelle caramelle che mi prendeva mia nonna, credo in farmacia, erano dei quadratini di zucchero avvolti in una plastica trasparente. Così mi viene da dire "caramelle al malto". Caramello dicevo, ma appena la deglutisco ecco l'equilibrio: arriva una valanga di amaro, buonissimo, erbaceo e molto persistente, che sale come un carro armato sulla lingua e spazza via il dolce eccessivo lasciando una perfetta armonia. Alla degustazione qualche partecipante ha rievocato anche le caramelle al rabarbaro, e in effetti questo "dolce amaro" un po' lo ricorda.
Sì, è proprio buona, resta parecchio in bocca, il finale amaro lascia la bocca pulita, e pronta per un'altra sorsata. Ecco è quasi finita la 0,33...
E' incredibile pensare che questa birra sia stata fatta con solo un malto (il Vienna) e un solo luppolo (l'Hallertau Tradition): è perfetta per imparare a riconoscere bene questi due ingredienti!
Come è stato detto è una birra per l'inverno. Va bene che il tenore alcolico è di 6,5% vol, però... perché non la fanno tutto l'anno? :-)

domenica 31 gennaio 2010

Hibernation Ale e Anchor Christmas 2009: le natalizie dagli USA

Lo ammetto, è tutto il mese che bevo natalizie. Ne ho fatto un discreto rifornimento e me le sto proprio gustando. Ora vi farò conoscere queste due natalizie che arrivano dagli States, e che sono veramente interessanti.
La prima di cui vi parlo è la Hibernation Ale, della Great Divide Brewing. Il birrificio è famoso per le sue stupende creazioni come la Titan IPA, la Hercules Double IPA e la Yeti, e anche con la Hibernation Ale certamente farà parlare di sè. Al contrario della sorelle precedentemente citate, questa birra non è il solito "mostro di luppolo" che normalmente ormai ci aspettiamo dalle americane. E' invece una Old Ale, stile di origine inglese al quale appartengono ale scure e maltose, e spesso invecchiate (e da qui anche la definizione di Stock Ale).
La stappo e la verso. Il colore è un ambrato carico con riflessi rosso ciliegia, è molto trasparente (sicuramente microfiltrata), la schiuma è compatta e fine. L'annuso: malto, caramello, tostature, ma anche note terrose donate dal luppolo. E' molto interessante, e l'assaggio: WOW! Stupisce per il bilanciamento perfetto, me l'aspettavo dolce e solo tanto caramellosa e invece appena dopo averla deglutita il luppolo perfettamente dosato bilancia a dovere, e la rende "quasi" beverina. E' comunque una winter warmer con il suo tenore alcolico di 8.7% vol e scalda corpo e... anima :-)

Passiamo all'Anchor Christmas 2009: questo è il 35° anno che alla Anchor Brewing di San Francisco producono la loro birra natalizia. Etichetta e ricetta sono differenti e uniche ogni anno, e a novembre in molti aspettano di vedere e soprattutto assaggiare la nuova creazione.
E com'è la 2009? Buonissima! E' veramente molto scura, il colore è marrone mogano, quasi nera. La schiuma è chiara e non molto fine, e non resta molto nel bicchiere. Al naso stupisce per gli aromi pinosi e balsamici del luppolo, e per le note vinose e "ciliegiose". Si sentono spezie, in primis cannella e vaniglia, forse anche cardamomo. Anice? L'avevamo detto che nelle natalizie le spezie ci sono, o no?
All'assaggio è veramente ottima, complessa e piacevole. Molto natalizia. Poco dolce, si confermano le note speziate sentite all'olfatto, e un netto sentore di luppolo americano. Quasi anche una punta di menta. Nonostante il suo limitato contenuto alcolico pari a 5,5% vol, questa "Our Special Ale" (come la chiamano quelli della Anchor) è veramente ricchissima di profumi e sapori. Dopo pochi minuti mi rimane in mano il bicchiere vuoto... Non mi resta che ammirare la bellissima etichetta: "Merry Christmas Happy New Year" e un Cupressus Macrocarpa mi ricorderanno questa esperienza.

 

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