sabato 13 febbraio 2010

Birrificio Geco: Lamù ma quanto sei buona?

Ultimamente bevo spesso le birre del Birrificio Geco presso la Pazzeria. Mi piacciono perché sono gradevoli, beverine, mai impegnative, insomma sono birre che si lasciano bere senza troppe storie. Non le ho mai trovate fuori posto (né acide né tanto meno infette) e nel panorama della birra artigianale devo dire che questo è già un gran pregio.
Questo lunedì è stata presentata la Lamù, i giovani birrai la ritengono una birra per la stagione invernale. Io la trovo veramente interessante, a tal punto che oggi sono andato a comprare qualche bottiglia e ora sono già qui a berla e a scriverne un post.
La stappo e la verso nel teku, così me la analizzo bene bene. La schiuma è bianca, fine, non particolarmente persistente (non è che qualcuno mi ha messo il bicchiere in lavastoviglie? Il brillantante è deleterio per la tenuta della schiuma!). Il colore mi piace un sacco: è un arancio carico, mi ricorda un whisky o un cognac, anche se questo è un po' più scuro. E' lievemente velata. Mi viene voglia di berla da tanto è bella, ma devo prima buttare il naso nel bicchiere. Malto, un vero muro di caramello che mi sale nelle narici. Ma non solo, perché il dolce è accompagnato da note molto decise di frutta sotto spirito, ciliege ma anche pera. Mi immagino una birra molto dolce, ma ecco che arriva anche un pungente aroma erbaceo... evvai, qui di luppolo ne hanno messo parecchio!
Ok, l'assaggio perché non ce la faccio più: inizia dolce, sembra proprio caramello. Un tuffo nel passato, un "sapore della memoria": ricordo quelle caramelle che mi prendeva mia nonna, credo in farmacia, erano dei quadratini di zucchero avvolti in una plastica trasparente. Così mi viene da dire "caramelle al malto". Caramello dicevo, ma appena la deglutisco ecco l'equilibrio: arriva una valanga di amaro, buonissimo, erbaceo e molto persistente, che sale come un carro armato sulla lingua e spazza via il dolce eccessivo lasciando una perfetta armonia. Alla degustazione qualche partecipante ha rievocato anche le caramelle al rabarbaro, e in effetti questo "dolce amaro" un po' lo ricorda.
Sì, è proprio buona, resta parecchio in bocca, il finale amaro lascia la bocca pulita, e pronta per un'altra sorsata. Ecco è quasi finita la 0,33...
E' incredibile pensare che questa birra sia stata fatta con solo un malto (il Vienna) e un solo luppolo (l'Hallertau Tradition): è perfetta per imparare a riconoscere bene questi due ingredienti!
Come è stato detto è una birra per l'inverno. Va bene che il tenore alcolico è di 6,5% vol, però... perché non la fanno tutto l'anno? :-)

 

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